Glossario Tecnico

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B

Correzione cromatica che consente di restituire ai colori le loro tonalità naturali indipendentemente dalla condizione luminosa (es. con luce artificiale) in cui è avvenuto lo scatto. 

Immagine composta da singoli punti chiamati pixel. A ciascun pixel viene assegnato una posizione e un valore di colore specifici, così da formare un mosaico. Le immagini bitmap dipendono dalla risoluzione, infatti sono costituite da un numero fisso di pixel: ridimensionarle sullo schermo o stamparle ad una risoluzione superiore a quella con cui sono state create, vuol dire ottenere immagini sgranate e poco nitide. 

è una “mappa dei bit”, cioè una ricostruzione per punti di un’immagine sullo schermo o da una stampante. E’ strettamente legata alla risoluzione del monitor o della stampante. 

APPROFONDIAMO maggiormente: 

Formato di file di Windows per memorizzare un’immagine. Salvo nel caso di 16 o 256 colori, in cui può essere usato un algoritmo RLE per comprimere il file, non viene fatto alcun tentativo di compressione per limitarne le dimensioni, cosa che lo rende al contempo il formato più ingombrante ma anche, insieme al TIFF, il più fedele all’originale (eccetto il TIFF/48). Permette di memorizzare fino a 24 bit per pixel (true color). 

(Bits per Inch) – Indica la densità dei dati presenti in un’immagine. 

Convenzionale abbreviazione per le parole bianco e nero. 

C

Uno dei quattro colori utilizzati per la stampa, composto da blu e verde; gli altri colori utilizzati sono il giallo, il magenta ed il nero. 

(Cyan, Magenta, Yellow, blacK) – Sistema molto usato in stampa, corrisponde ad una estensione del sistema CMY; consente al contempo di ottenere stampe più nere e di consumare meno inchiostro a colori (solitamente più costoso). Il suo acronimo indica un modello di colori primari sottrattivi composto da ciano, magenta, giallo e nero (indicato con la K, blacK). Il nero viene prodotto attraverso l’uso di un componente separato, quindi evitando di utilizzare il 100% dei tre colori sottrattivi. 

Correzione del valore impostato dall’esposimetro per avere un’esposizione corretta in situazioni di ripresa difficili (es. controluce, per non avere il soggetto nero, si compensa aumentando di 2 o 3 valori EV). 

Operazione che riduce le dimensioni di un file per minimizzare il tempo di trasmissione. I file in formato BMP, GIF, JPEG, MPEG, TIFF sono compressi attraverso un algoritmo apposito, che ne riduce le dimensioni. Esistono due tipi di compressione, con perdita di qualità, quando si rivela necessario eliminare dei minuscoli dettagli (JPEG ed MPEG), e senza perdita di qualità (lossless), dove il grado di compressione è molto scarso ed i file rimangono comunque molto ingombranti (GIF e TIFF). 

E’ la differenza tra le aree più chiare e quelle più scure di un’immagine. Immagini con contrasto troppo alto tendono ad avere solamente aree bianche e nere, contemporaneamente, mentre immagini con contrasto troppo basso appaiono grigiastre. 

D

Dots Per Inch / Punti per Pollice – Acronimo che indica il numero di pixel per pollice – dove un pollice equivale a 2,5 cm – che una stampante è in grado di riprodurre su carta. E’ l’unità di misura della risoluzione di una foto digitale; in pratica definisce la qualità di una stampa, a parità del numero di colori della stampante; le stampanti laser hanno un minimo di 300 dpi, quelle ad alta definizione arrivano fino a 1200 dpi. Vedi anche: Densità di stampa, Esacromia, Ettacromia 

E

Tecnologia di stampa a 6 colori. Arricchisce le stampe ottenute in quadricromia con delle sfumature dolci, molto più graduali e realistiche, grazie all’uso di 2 ulteriori colori chiari, generalmente un giallo ed un celeste. Superata dalla ettacromia. Vedi anche: Ettacromia 

La quantità di luce che cattura la fotocamera (la pellicola nelle analogiche e il sensore nelle digitali) quando si scatta una foto. E’ regolata dal diaframma e dall’otturatore. 

Tecnologia di stampa a 7 colori. Arricchisce le stampe ottenute in quadricromia con delle sfumature dolci, graduali e realistiche, grazie all’uso di 3 colori chiari, generalmente un giallo, un rosa ed un celeste. Vedi anche: Esacromia 

EXIF (Extended Information Format) – Sistema di compressione dei file usato nella maggior parte delle fotocamere digitali. Questi file possono esser letti da qualsiasi dispositivo che supporti il formato Jpeg, e permettono di memorizzare le informazioni aggiuntive registrate dalla fotocamera stessa (data, ora, funzioni utilizzate, ecc.). Vedi anche: JPEG, JPG (Joint Picture Export Group) 

Acronimo di “Exposure Values” (valori di esposizione). Gli EV vanno da -4 a 20; ogni valore è determinato da diversi accoppiamenti tra diaframmi e tempi di otturazione. 

F

Servono ad alterare la luce che entra nella macchina. Applicati all’obiettivo servono per ottenere effetti speciali (foto con sfondo verde) o per migliorare il risultato (per fotografare in montagna sulla neve dove la luce è molto forte). 

File di dati che forniscono ai computer le informazioni grafiche necessarie a formulare un determinato stile di carattere a video e in output. 

Termine con il quale si indica un tipo di stampa molto accurato destinata al collezionismo. 

G

Estensione di file di immagine frequentemente usata per la pubblicazione in documenti su Internet. 

APPROFONDIAMO maggiormente: 

(Graphics Interchange Format) – Formato di codifica dei file di immagine estremamente diffuso. Consente di definire un colore di sfondo come ”trasparente”. E’ uno dei formati più vecchi, e non memorizza più di 256 colori, quindi spesso i programmi di grafica ricorrono al Dithering per salvare un’immagine in questo formato. L’algoritmo di compressione utilizzato nel formato GIF è stato oggetto di battaglie legali, e ora non è più utilizzabile liberamente nei programmi. Per questi motivi è stato proposto il formato PNG, teoricamente in grado di sostituire il GIF. Il GIF è comunque generalmente sconsigliato per le fotografie. Vedi anche: Dithering; JPEG, JPG (Joint Picture Export Group) 

I

Tecnologia utilizzata dalle stampanti a getto d’inchiostro, consistente nel lancio di microgocce d’inchiostro colorato sulla carta per mezzo di specifiche testine di stampa.

indica la quantità di luce colorata percepita dall’occhio umano. I colori tendono a sembrare più intensi durante le belle giornate che non durante quelle nuvolose, per la specifica sensibilità dell’occhio umano al colore. Le foto digitali non si comportano così e anche una stampa digitale scattata con una luce molto dimessa può rivelare una sorprendente ricchezza di colori. Un colore con un forte pigmento può apparire pallido a causa dell’effetto creato dalla sua superficie. 

J

Uno dei più diffusi formati per le immagini digitali. Sfrutta un sistema di compressione dell’immagine che si basa sulla semplificazione della stessa. Più la compressione è alta, più l’immagine si degrada. 

APPROFONDIAMO maggiormente: (Joint Picture Export Group) – Formato di file standard per memorizzare immagini. Definito da un comitato internazionale di esperti, è ad oggi il formato più usato in assoluto. Sfruttando il funzionamento del cervello umano nel percepire forme e colori, questo formato semplifica le immagini eliminando minuscoli dettagli, normalmente impercettibili, e semplificando l’immagine che viene poi sostituita da un modello matematico che consente di rappresentarla con una quantità di informazione notevolmente inferiore. L’immagine viene così compressa, con un fattore variabile, regolabile a piacere al momento della creazione del file; naturalmente maggiore sarà la compressione, minori le dimensioni del file, anche se a prezzo di una qualità inferiore. Questo procedimento viene ripetuto ogni volta che il file viene salvato, con un degrado progressivo della qualità. Per questo le immagini JPEG, di ridotte dimensioni, sono molto adatte al web ma poco al fotoritocco, dove un’immagine viene (ri)elaborata molteplici volte. Vedi anche: Compressione, CIFF 

L

(Lines per Inch) – Linee per Pollice. Unità di misura della risoluzione in stampa o in scansione; equivalente del termine DPI. Vedi anche: DPI (Dots Per Inch) 

M

Unità di misura della quantità di dati, corrisponde a 1.024 kilobyte. 

Uno dei quattro colori di quadricromia (ciano, magenta, giallo e nero). 

I “pixel” (dall’inglese Picture Elements) sono i singoli elementi puntiformi che formano un’immagine. 

Con Il termine Megapixel, si intende un milione di pixel. 

Per calcolare da quanti megapixel è formata un immagine, è sufficiente moltiplicare il numero di pixel orizzontali per il numero di pixel verticali. 

Per esempio un’immagine di 1200.1600 pixel è formata da 1.920.000 ovvero 1,9 Megapixel. 

Il numero di pixel (o megapixel) da cui è formata un’immagine, è importante per stabilire fino a quale livello di ingrandimento possiamo stampare una foto con buoni risultati dal punto di vista della granulosità. 

Per capire il concetto, prendiamo ad esempio l’immagine di cui sopra (1200.1600 pixel – 1,9 megapixel). 

Se stampiamo la foto in questione su formato 12.16 cm la risoluzione che otterremo sulla stampa è di 254 PPI (pixel per pollice), questo significa che in ogni pollice (2,54cm) della nostra stampa saranno presenti 254 pixel che sono un valore sufficiente ad ottenere una buona resa dei dettagli in quanto i singoli pixel saranno abbastanza piccoli da non essere visibili ad occhio nudo e quindi rendere i passaggi di sfumature fluidi. 

Se invece decidessimo di stampare la stessa immagine su un formato 75.100 cm, la risoluzione scenderebbe a 40 PPI circa, il che vuol dire che per ogni pollice avremo 40 pixel che è un valore abbastanza basso, per cui i pixel risulterebbero visibili ad occhio nudo rendendo meno fluide le sfumature tra i vari colori della foto. 

Resta da dire che la quantità di megapixel di un’immagine, non è comunque un parametro da tenere in conto per stabilire la qualità dei toni di un’immagine (o di una fotocamera), ma solo per determinare il fattore di ingrandimento al quale può essere sottoposta un’immagine. 

Corrisponde a circa un milione di pixel. Normalmente è utilizzato per indicare la risoluzione del sensore di una fotocamera digitale. 

(Halftone) – Processo di riproduzione di un’immagine a toni continui, come una serie di punti (dots) di diversa dimensione, all’interno di una griglia fissa; utilizzato generalmente per la stampa. 

mmagine costituita da un solo colore, detto anche foreground (solitamente il bianco) sullo sfondo (background) nero. 

N

L’immagine ottenuta riproducendo l’originale con il procedimento fotografico convenzionale. I toni hanno valori invertiti rispetto a quelli del soggetto originale. 

P

Tecnologia di stampa a 5 colori. Arricchisce le stampe ottenute in quadricromia con delle sfumature dolci, molto più graduali e realistiche, grazie all’uso di un ulteriore colore chiaro, generalmente un giallo o un celeste. Superata dalla esacromia. Vedi anche: Esacromia 

Il più piccolo punto in cui viene scomposta un’immagine. 

APPROFONDIAMO maggiormente: 

Pixel (Picture element) – Unità elementare componente tutte le immagini. Per ciascun pixel può essere memorizzata una certa quantità di informazioni, tale da ricostruire il colore e la luminosità di un file d’immagine; maggiore è la quantità di informazioni sui singoli pixel, maggiore la qualità dell’immagine e la fedeltà al colore originale. A seconda del formato con cui l’immagine viene memorizzata, è possibile avere immagini monocromatiche (ovvero a 2 soli colori), in scala di grigi (con 256 livelli graduali di grigio circa), con più colori (4, 16, 256, ecc… il numero di colori è sempre una potenza di 2), oppure true color. 

Stampa speciale di un campione per il controllo del layout di un documento. 

(Pixels Per Inch) – Vedi anche: DPI (Dots Per Inch) 

Q

Tecnica di stampa basata sul modello CMYK, per la rappresentazione del colore sulla carta. Superata dalla pentacromia. Vedi anche: CMYK (Cyan, Magenta, Yellow, blacK) 

APPROFONDIAMO maggiormente: 

L’insieme dei quattro colori utilizzati nella stampa offset a colori: ciano, magenta, giallo e nero (cyan=C, magenta=M, giallo=Y e nero=K). La stampa a colori si effettua scomponendo le tinte dell’originale in quattro colori semplici che, sovrapponendosi, lo riproducono fedelmente. è praticamente una tricromia alla quale viene aggiunto il nero. 

R

E’ un file che memorizza i dati catturati direttamente dal sensore, senza nessun tipo di compressione. 

APPROFONDIAMO maggiormente:

Raw (Grezzo) – In inglese “grezzo”, è un formato di registrazione di file fotografici, presente in alcuni modelli di fotocamere digitali. In un file “Raw” le informazioni vengono registrate così come catturate dal sensore CCD, senza le correzioni del software: si tratta di un formato senza perdita di qualità, che può essere letto soltanto da programmi appositi, forniti dal costruttore della fotocamera. Non è un formato standard, infatti ogni costruttore ha un suo formato “Raw”. Le sue dimensioni sono più piccole dell’equivalente formato TIFF, ma più grandi di un JPEG. Le correzioni devono comunque essere effettuate con un programma di ritocco fotografico. 

(Red, Green, Blue) – Sistema più usato per definire un colore a video; è un metodo di composizione del colore e consiste nel separarlo nelle sue componenti luminose: rosso, verde e blu. E’ detta sintesi additiva in quanto è possibile ottenere tutti i colori dello spettro sommando le tre componenti, fino al bianco. 

Riduzione effetto occhi rossi 

Funzione in grado di ridurre l’effetto occhi rossi, dovuto ad un cambiamento dello stato delle pupille che si dilatano e si contraggono in risposta all’esposizione ad una fonte luminosa. Se la luce è intensa, le pupille tendono a restringersi, mentre con un’illuminazione soffusa possono dilatarsi notevolmente. Facendo scattare il flash, la luce attraversa la pupilla, dilatata a causa dell’oscurità dell’ambiente, e viene a sua volta riflessa dai vasi sanguigni dietro la retina. Questo secondo riflesso torna alla fotocamera sotto forma di una macchia rossa. Tramite il lancio di un impulso, o di una raffica di impulsi, quindi, antecedente lo scatto del flash, si riduce notevolmente tale difetto. 

Copia di ogni immagine, oggetto, o documento che sono una imitazione fedele e fatta senza intento a ingannare. Spesso sono fatte con tecnica meccanica, come quella fotografica o processi di stampa. Esse possono essere anche in altri media, esempio, incisione di un dipinto, o di una differente dimensione dall’originale. 

Intervento su originali o copie per eliminare imperfezioni o per esaltare forme e colori in determinate zone dell’immagine. Può essere effettuato manualmente o con computer che utilizzano specifici programmi. 

Dimensione di un’immagine, nel digitale esprime il numero di punti che formano un’immagine dati. 

Quale è la risoluzione ottimale per una buona qualità di stampa? 

Per determinare quale è la dimensione massima in cui può essere stampata una foto con risultati più o meno buoni, bisogna sapere da quanti pixel per pollice (PPI – Pixel per Inch) sarà composta la stampa. 

Sapere da quanti pixel è composta la nostra foto è un operazione abbastanza semplice e non è necessario possedere un programma di fotoritocco per conoscere questo valore. 

Nei sistemi operativi windows, è sufficiente avvicinare il puntatore del mouse al file dell’immagine per far apparire un breve riepilogo dei dati dell’immagine compreso il numero di pixel da cui è formata. 

Per esempio se abbiamo una foto scattata a 2560 x 1920 pixel (5 megapixel) e vogliamo stampare su un formato 20x30cm dobbiamo dividere il numero di pixel orizzontali per la dimensione orizzontale della stampa (oppure pixel verticali per dimensione verticale della stampa), in questo caso 2560/30= 85,33 e moltiplicare per 2,54 per convertire in pollici il numero risultante è la risoluzione della nostra stampa, in questo caso circa 216PPI (Pixel per pollice) 

Gli standard indicano in 300PPI la risoluzione ottimale per una stampa, questo è però un valore indicativo per una foto osservata a circa 20/30 cm. di distanza, quindi per un poster la cui distanza di visione è notevolmente maggiore, questo valore può essere molto più basso, fino a 72PPI per la stampa di un poster 70×100 che presuppone una distanza di visione di almeno 1/2 metri. 

quindi, riassumendo, per valutare la risoluzione di stampa di una vostra immagine, applicate la formula: 

numero di pixel orizzontali (o verticali) /dimensione orizzontale (o verticale) della stampa X 2,54 , il risultato è la risoluzione in PPI della vostra stampa. 

S

E’ il grado di contrasto tra i colori presenti nell’immagine, in sostanza è la capacità dell’occhio umano di percepire la purezza del colore. Per avere un immagine sulla scala dei grigi bisogna ridurre la saturazione al minimo. 

La saturazione, quindi, ha come presupposto quello di interpretare un colore in base a quanto questo si discosti dal grigio stesso. 

APPROFONDIAMO maggiormente 

I colori ritratti da una luce bianca attraverso un prisma sono completamente saturi. Aggiungendo il bianco, il grigio o il nero, il colore diventa diluito, come accadrebbe sulla tavolozza di un pittore. I colori pastello sono insaturi e quelli vividi saturi. Denaturando il rosso puro di ottiene un rosa pastello, mentre il verde, all’estremità della scala di saturazione, diventa verde oliva. 

Immagine basata unicamente su tonalità di grigio, che possono andare dal bianco al nero. I grigi si formano mescolando sempre in parti uguali le componenti RGB, CMY o CMYK. 

(Super Video Graphics Array) – Standard video che consente una risoluzione di 800×600 pixel in 16 colori. 

Termine generico col quale si indica una stampa generata con processi elettronici e impressa direttamente sul supporto da stampare. 

Stampante “intelligente”, ossia in grado di funzionare senza il computer, semplicemente collegandola ad un televisore. In alcuni modelli è presente uno slot in grado di leggere le schede di memoria CompactFlash, SmartMedia, Memory Stick, PCMCIA, interpretandone il DPOF per stampare poi le foto desiderate. Si tratta quasi sempre di stampanti a sublimazione termica. Vedi anche: DPOF (Digital Print Order Format) 

Cosa significa il termine Upload 

Il termine Upload (Caricare in inglese) è una funzione che permette di trasferire dei file dal vostro computer al nostro server, è il contrario del termine Download, che è l’azione per scaricare dei files presenti sui nostri server al vostro computer. 

Le foto stampate saranno uguali a come le vedo sul monitor del mio computer? 

Differenti monitor riproducono i colori in modo diverso fra loro secondo i diversi sistemi e secondo le impostazioni personali, inoltre, i monitor sono retroilluminati e, generalmente, i colori visualizzati sono più brillanti di quanto in realtà non lo siano sul file vero e proprio. 

Per avere stampe dai risultati quanto più vicini possibile alle immagini visualizzate, i monitor dovrebbero essere calibrati. Per fare questo in modo professionale, esistono dei dispositivi anche molto costosi chiamati sonde che vengono usate su monitor professionali (anch’essi di costo elevato). 

Un buon sistema potrebbe essere quello di confrontare la stampa ricevuta con la stessa foto visualizzata sul monitor e regolare il monitor in modo che dia colori e toni (luminosità e contrasto) quanto più rispondenti possibile a quelli visualizzati sulla stampa. 

Questo vale ovviamente ristampando presso lo stesso laboratorio, anche i laboratori tra loro hanno diverse calibrazioni e diverse macchine di stampa, su alcuni software delle schede grafiche è comunque possibile memorizzare profili diversi per cui gli utenti più smanettoni potranno comunque gestire il colore su differenti canali e selezionare quello più opportuno secondo il tipo di supporto di stampa e/o diverso laboratorio dopo aver confrontato le diverse stampe. 

T

Tecnica di stampa basata sul modello CMY per la rappresentazione del colore sulla carta. Superata dalla Quadricromia. Vedi anche: CMY (Cyan, Magenta, Yellow), Quadricromia 

(Tagged Image File Format) – Formato standard per la computer grafica di qualità. Le immagini TIFF non subiscono compressione, al contrario di quelle salvate in JPEG, e possono essere rielaborate e salvate all’infinito senza nessun degrado della qualità. Tale formato memorizza 24 bit per pixel, ma esiste anche uno speciale formato TIFF a 48 bit, che è in grado di memorizzare appunto 16 bit per colore, garantendo così la possibilità di mantenere la qualità massima anche attraverso complicate e lunghe elaborazioni. 

Alcune fotocamere digitali professionali, ed alcuni scanner professionali, sono anche in grado di generare file TIFF nello speciale formato a 48bit. 

si riferisce al fascio di raggi di luce che il nostro occhio percepisce, blu o rosso per esempio.